Ricerche sulla storia, tradizioni e curiosità del territorio verolese - di A. Barbieri

Casoncelli per l’anima sua

Casoncelli per l’anima sua

Spulciare le vecchie carte d’archivio, si sa, induce a pensare sia una passione noiosa e spesso lo è, ma a volte tanta pazienza è ricompensata magari solo con un sorriso che scappa dopo aver faticolsamente decifrato le astruse calligrafie del tempo.

Magra consolazione, è vero, tanto più che quando le piccole scoperte sono pubblicate, pare interessino a nessuno, salvo poi ritrovarsele pari pari riportate e descritte con dovizia di particolari magari in qualche video sul territorio. Pazienza.

Si diceva di una passione noiosa, ed è quello che ho pensato rispolverando foto di documenti scattate diversi anni fa all’Archivio di Stato di Brescia. Un registro con centinaia di pagine ed una calligrafia difficile da decifrare e per questo lasciate in disparte.

Il caso volle che, non avendo di meglio da fare (si fa per dire) l’occhio sia caduto su un gruppo di foto di un registro identificato come Repertorio per archivio (anni 1490-1637) del soppresso Convento di San Domenico in Brescia, per intenderci, i proprietari del latifondo di Scorzarolo.

Ebbene, dopo pagine e pagine scritte con calligrafia non immediatamente decifrabile, l’occhio cade su una parola familiare ‘casoncelli‘. Siamo nell’anno 1500 e la sorpresa è notevole e ci dà la conferma che il prelibato piatto bresciano è in voga così come lo conosciamo noi da almeno cinquecento anni, ed anche il nome è tale e quale.

Estratto del ‘Repertorio per archivio’ – ASBS – OM 0038-1341.

Ma il bello viene dopo aver faticolsamente decifrato il contesto, ecco la trascrizione (per quel che ne sono riuscito a comprendere):

Una donazione in natura quindi, in suffragio della sua anima ed un obbligo per i suoi successori da sciogliere una volta l’anno il 12 di novembre, il giorno dopo San Martino.
Anche la data non deve essre casuale; è il giorno dopo la chiusura dei conti di ogni azienda agricola.

Qualche considerazione

Innanzi tutto il brano è la sommaria descrizione del documento integrale che si trova invece nella filza 3a. Se avremo la fortuna di trovarlo, potremo scoprire il luogo del testatore -e magari venire a sapere che non era di Barbariga!.

Il nostro Bartolomeo non era una pesona agiata, ma di umili origini. Diversamente, avrebbe pensato di legare ai frati di San Domenico una buona pezza di terra, come comunemente si trova negli atti. Invece ha pensato di donare dei beni che la sua famiglia produce, senza privare i suoi successori di un bene immobile.
Un’ottima soluzione, diremmo noi.

La cosa rilevante è sapere che allora come oggi i casoncelli si condiscono con formaggio e butiro. Quello che è ancora oscuro è perchè donarne proprio 110, non cento, cifra tonda, o centoventi (dieci dozzine), a meno che i destinatari fossero un numero ben definito, ed allora si può pensare che se ne contavano un certo numero a testa. Ma allora forse centodieci non erano sufficienti per tutti, oppure le dimensioni erano diverse da quelli odierni. Chissà.

Non è chiaro invece di cosa siano fatti i trenta pani, si sarebbe tentati di trascrivere la parola seguente con Formento, ma sembrerebbe un poco azzardata. Invece una zerla di vino corrisponde a circa 0,49 ettolitri, una damigiana, praticamente.1

Tutte supposizioni in attesa comunque di recuperare il documento vero e proprio.

E i frati ? Vorrei azzardare che avranno apprezzato di gran lunga il pensiero di Bartolomeo, piuttosto di avere altri beni immobili da gestire, oltre allo sterminato numero di pezze di terra e case sparsi per tutta la provincia che già possedevano e che era necessario condurre con sapienza e raziocinio.

Conclusione

Per concludere, confidiamo che i successori del signor Bartolomeo abbiano continuato a lungo ad onorare gli obblighi assunti e che i Padri abbiano potuto, grazie alle prelibatezze loro fornite, elevare più in alto le loro preghiere in modo da redimere compiutamente l’anima del testatore.

  1. Vedasi: ‘Tavole di ragguaglio dei pesi e delle misure già in uso nelle varie provincie del Regno – Stamperia Reale (Roma, 1877) – pag. 121 – https://books.google.it/ ↩︎

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