Ricerche sulla storia, tradizioni e curiosità del territorio verolese - di A. Barbieri

Gli Ussari a Scorzarolo

Gli Ussari a Scorzarolo

Continuano le sorprese legate a Scorzarolo per chi ha curiosità e affezione verso questo ormai insignificante grumo di case abbandonate al loro destino, ma così ricco di storia da raccontare.

Si tratta del ritrovamento1 di una lettera spedita dal fattore di Scorzarolo alla proprietà del latifondo, l’Amministrazione degli Spedali Civili di Brescia, con la quale informa la dirigenza della imminente requisizione della cascina grande ad opera dell’esercito austro-ungarico.

Immaginiamo l’apprensione del fattore Giovanni Simoncelli nel redigere ed affidare ad uno svelto corriere la missiva urgente. Ecco la trascrizione della lettera:

All’amministrazione degli Spedali Civili ed Uniti PP.LL. [pii luoghi] in Brescia
Scorzarolo 17 Aprile 1859
Il sottoscritto si fa dovere di parteciparla che la Deputazione Comunale di Verolavecchia hanno mandato due incaricati a visitare la stalla della cascina grande di Scorzarolo e che in pari tempo hanno ordinato che siano tosto dall’affittuale Sig. Alghisi preparate per alloggiare la cavalleria Militare, come pure l’Ospizio riservato al P.L. che sia anche questo preparato per all’oggiare due Ufficiali ed un Sergente.
In quanto poi a preparare l’ospizio suddetto vi sarebbe esistenti tre pagliericci e due materassi , e la biancheria occorrente la somministrarebbe l’affittuale Sig. Alghisi; trattandosi di due soli giorni.
Con profonda stima la riverisco
Suo umilissimo Servo
Giovanni Simoncelli fattore

Siamo dunque nel 1859, alla vigilia della seconda guerra d’indipendenza.

Il contesto storico in breve

Ricordiamo che la prima si era conclusa da dieci anni con la disfatta dell’esercito sabaudo a Novara e la conseguente abdicazione del re di Sardegna Carlo Alberto in favore del figlio Vittorio Emanuele II.
I dieci anni trascorsi hanno consentito al nuovo re di riorganizzare l’esercito e, con lo scaltro Camillo Benso di Cavour, intrecciare una solida alleanza con Napoleone III re di Francia.

Premessa indispensabile per la riuscita dei piani di Cavour è la guerra contro l’Austria.

Del resto, la guerra era oltremodo necessaria al Regno di Sardegna che si era indebitato fino al collo per sostenere la causa dell’unità d’Italia (o per meglio dire, ingrandimento del Regno?).
Ne dà conferma un deputato al parlamento piemontese nell’aprile 1859:

“La pace ora significherebbe per il Piemonte la riazione e la bancarotta; -per l’Italia l’anarchia e l’immoralità;- per l’Europa la rivoluzione.”
“La politica del Piemonte in questi dieci anni sarà detta savia, generosa e forte – o improvvida, avventata e temeraria, secondochè ora avremo guerra o pace.” 2

Il governo piemontese fa di tutto per far salire la tensione con gli austriaci. Il 10 gennaio Vittorio Emanuele II tiene un discorso al parlamento in cui si dichiara “non insensibile al grido di dolore che si leva da tante parti d’Italia“. Si dà il via a manovre militari al confine con il Lombardo-Veneto e si armano i Cacciatori delle Alpi, corpi volontari guidati da Garibaldi.

E finalmente il 23 aprile 1859 l’impero austriaco invia un ultimatum al Piemonte. Si chiede che entro tre giorni si smobiliti l’esercito come azione propedeutica ad avviare il congresso delle cinque grandi potenze -Russia, Regno Unito, Francia, Austria e Prussia- al quale il Piemonte sarebbe stato invitato per dirimere la questione Italiana.3
Il messaggio del ministro deglie esteri austriaco Karl Ferdinand von Buol-Schauenstein si chiude con:

“Dopo avere esauriti invano tutti i mezzi concilianti per procurare ai suoi popoli la garanzia della pace, sulla quale l’Imperatore è nel diritto d’insistere, Sua Maestà dovrà, con suo grande rammarico, ricorrere alla forza delle armi per ottenerla.”

È la minaccia che Cavour attendeva e che gli consente di chiedere aiuto a Napoleone III, ma allo stesso tempo ha necessità di temporeggiare in attesa dell’arrivo dei francesi.
Il sibillino diniego4 è così spedito da Cavour solo alla scadenza dei tre giorni richiesti; d’altra parte anche la risposta militare dell’Austria tarda ad esplicitarsi, cosicchè l’esercito francese che si è prontamente mosso già dal 20 aprile può guadagnare tempo. I primi sbarchi a Genova dell’Armée d’Italie avvengono infatti già il 26 aprile.

Gli austriaci al comando del generage Gyulay passeranno il Ticino, confine di stato, solo il 30 aprile ed andranno incontro il 20 maggio a Montebello (Pavia), alla prima sconfitta della seconda guerra d’indipendenza che culminerà poi con la disfatta di San Martino e Solferino del 24 giugno 1859.

La lettera del fattore

Il nostro fattore Simoncelli e l’affittuale Alghisi sono dunque all’opera per preparare al meglio quanto richiesto dall’Imperiale e Regio Esercito asburgico. Immaginiamo che avranno dovuto liberare le stalle da vacche e vitelli ed anzi rifornirle di abbondante fieno e biade, nonchè strame da lettiera per i cavalli in arrivo.

L’affittuale Alghisi dovrà anche preparare l’ospizio riservato al Pio Luogo per due ufficiali e un sergente, mettendo loro a disposizione due materassi e tre pagliericci, oltre alla biancheria da letto.

Da qui si può capire che gli Spedali Civili mantenevano in loco qualche stanza riservata all’amministrazione, da usare probabilmente come alloggio temporaneo di eventuali visitatori della città; sembrerebbe escluso un uso come ospizio propriamente detto, cioè come luogo di assistenza.

Non si ha mai notizia, infatti di attività assistenziali a Scorzarlo, nemmeno per il periodo di proprietà dei frati di San Domenico, che pure gestivano l’assistenza in città.

Una delle stalle della cascina grande di Scorzarolo (foto propria)

Nulla si dice invece degli ussari e quindi si può supporre che avranno dormito nelle stalle, vicino ai cavalli.

Verosimile uniforme degli ussari a cavallo (www.acrimperi.com)

Concludendo

Scorzarolo si trova esattamente in linea d’aria tra Peschiera e Pavia a circa un terzo della distanza di 120 km. Si può ben immaginare che la cavalleria leggera austriaca avrà percorso la distanza in cinque giorni (tre di marcia e due di soste -a Scorzarolo si fermarono due notti. La tappa successiva avrebbe dovuto trovarsi forse nei pressi di Sant’Angelo Lodigiano (Lodi).

  1. AS-SC – busta 251 ↩︎
  2. P. C. Boggio – Fra un mese!… – Torino, 1859 (pag. 21) ↩︎
  3. https://uciimtorino.it/costanzadazeglio.htm (1859 – parte prima, pag. 10) ↩︎
  4. https://www.storiologia.it/apricrono/storia/a1859c.htm ↩︎
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